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IMS Health completa l’acquisizione del business CRM e Strategic Data di Cegedim

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IMS Health, società protagonista nella fornitura di servizi informativi e di soluzioni tecnologiche dedicate al mondo healthcare, ha completato mercoledì 1 aprile la preannunciata acquisizione del business CRM (Customer Relationship Management) e Strategic Data di Cegedim, azienda operativa nella fornitura di soluzioni CRM per il settore farmaceutico.

Customer Relationship Management

Con questa acquisizione IMS Health rafforza la sua presenza in area tecnologica diventando società di riferimento nell’offerta di servizi CRM, automatizzazione dei processi di marketing e soluzioni per le attività di comunicazione multicanale. È in grado così di offrire alle aziende nuovi strumenti con grandi potenzialità per far fronte alla crescente richiesta di soluzioni integrate.

Sgominato traffico illegale di farmaci

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L’operazione Pharmatraffic condotta dai carabinieri del Nas di Milano ha sventato un maxi-traffico internazionale di farmaci, portando all’arresto di 19 persone (6 in carcere e 13 agli arresti domiciliari), al sequestro di farmaci per circa tre milioni di euro e al sequestro preventivo di beni mobili, immobili, titoli e conti correnti per oltre 23 milioni di euro.

Pharmatraffic

L’indagine, avviata nel 2011, ha permesso di scoprire un’associazione per delinquere composta da 50 persone (farmacisti, titolari e addetti di società di commercio all’ingrosso di farmaci ad uso umano e veterinario, agenti di commercio nel settore farmaceutico, autotrasportatori della Lombardia, Liguria, Toscana, Campania, Calabria e Sicilia), di cui 14 cittadini stranieri, che, sfruttando le rispettive cariche sociali e professionali, si associavano tra loro allo scopo di commettere furti, ricettazione, riciclaggio e traffico internazionale di farmaci attraverso l’emissione di fatture per operazioni inesistenti in Italia e all’estero, principalmente in Bulgaria, Germania, Inghilterra, Irlanda, Malta, Olanda e Svizzera.

Al Nas va il plauso del ministro della salute Beatrice Lorenzin, cui si aggiunge quello del direttore generale dell’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) Luca Pani.
«Ancora una volta – afferma Lorenzin – l’operato dei Carabinieri del Nas si è rivelato fondamentale per garantire la sicurezza dei cittadini e sgominare associazioni a delinquere che operavano nel nostro Paese. Il traffico di farmaci non solo è illegale ma mette a rischio la salute delle persone.  Questo non possiamo consentirlo. […] Quest’ultima operazione condotta dal Nas di Milano non fa altro che testimoniare la necessità di accelerare, in ambito europeo e nazionale, ogni azione in grado di contrastare tali fenomeni. In questo senso è di ieri la notizia che il nostro Paese, entro il primo luglio, recepirà la direttiva per il contrasto alla vendita on line di farmaci. Un ulteriore impegno assunto da questo Governo, che porteremo a termine».
«L’operazione Pharmatraffic – dichiara Pani – testimonia, ancora una volta, l’importante ruolo che nel nostro paese ricopre una forza di polizia altamente specializzata nel settore sanitario e farmaceutico. Questa operazione […] dimostra, ancora una volta la capacità del Nas di garantire costantemente la tutela della salute dei pazienti, non solo a livello nazionale ma anche europeo. Da un punto di vista tecnico infatti i farmaci oggetto di riciclaggio non offrono alcuna garanzia in termini di qualità e sicurezza: la non adeguata conservazione solo per fare un esempio, potrebbe infatti comprometterne l’efficacia terapeutica, con ricadute estremamente gravi per i pazienti. Iniziative come questa, inoltre, garantendo il monitoraggio costante della filiera legale permettono di individuare eventuali distorsioni nel sistema e interventi tempestivi, a tutela dei pazienti e di tutti gli operatori che nel settore farmaceutico svolgono quotidianamente il proprio lavoro, con serietà e professionalità».

I dettagli dell’indagine

L’attività investigativa – fa sapere AdnKronos – è partita dall’analisi di furti di medicinali ospedalieri ad alto costo, avvenuti presso alcune ditte depositarie e grossiste di Milano e provincia, che i carabinieri hanno rinvenuto in parte presso alcuni grossisti tedeschi e in parte sequestrato. Per sventare il traffico i militari milanesi hanno lavorato gomito a gomito con il Servizio Interpol e i colleghi tedeschi del BKA di Wiesbaden, della Metropolitan Police di Londra e della Polizia cantonale di Lugano. Un’alleanza che ha permesso di risalire all’origine di una partita di farmaci rubati in provincia di Milano, provenienti da una società di commercio all’ingrosso di farmaci di Monza, che agiva da collettore del riciclaggio giustificando a sua volta la provenienza dei farmaci mediante false fatture di acquisto da società inglesi, irlandesi e maltesi.

Le indagini successive hanno permesso di individuare un vasto sodalizio criminale dedito al traffico internazionale di specialità medicinali ad uso umano, di elevato costo, soggette a regime di temperatura controllata, radicato principalmente in Lombardia, ma esteso anche in Liguria, Sicilia, Calabria, Toscana e Campania, con collegamenti in Paesi esteri. Grazie a rogatorie internazionali in Inghilterra e Svizzera, i militari del Nas di Milano hanno tracciato i flussi del denaro illecito diretto verso una società centroamericana del Belize, che aveva una succursale e un conto corrente in Svizzera.

L’autorità giudiziaria elvetica ha identificato alcuni appartenenti all’organizzazione criminale acquisendo informazioni sulla ripartizione dei proventi illeciti e, grazie alla collaborazione del Nas milanese che ha ricostruito le transazioni finanziarie dei conti bancari svizzeri di alcune società, lo scorso ottobre ha arrestato 3 cittadini svizzeri e un italiano ed eseguito un sequestro per equivalente di 5 milioni di euro. Le indagini elvetiche, in sostanza, hanno confermato il riciclaggio internazionale di farmaci. Gli accertamenti del Nas di Milano, svolti tra il 2011 e il 2012, hanno accertato che gli autori avevano commesso numerosi furti di farmaci ospedalieri ad alto costo, che venivano successivamente riciclati mediante false fatturazioni da parte di ditte inglesi, irlandesi, maltesi e svizzere, poi reimmessi nel mercato europeo da alcune ditte di Monza, Milano, Caltanissetta, Crotone, Genova, Pavia, Napoli e Sondrio, che si occupavano di dare una veste legale, facendoli figurare come acquistati da società estere.
Nel traffico erano coinvolti da un lato insospettabili professionisti, dall’altro maestranze a basso costo. Le società della “connection” erano sia italiane che straniere (Inghilterra, Irlanda, Germania, Svizzera, Malta, Polonia, Olanda e Belize).

Per ricostruire i complicati passaggi del “Pharmatraffic” è stato necessario un lavoro di anni, fatto di pedinamenti, ispezioni, perquisizioni e sequestri in farmacie, società di trasporto e commercio all’ingrosso di medicinali, 59 istituti di credito e abitazioni private. Solo nella fase di esecuzione delle ordinanze di custodia cautelare e delle perquisizioni, sono stati impiegati 138 militari fra Nas e Arma. Tra i beni sequestrati agli indagati anche ville, veicoli e orologi di valore.
Nel tracciato dei pagamenti che i Nas di Milano sono riusciti a ricostruire si è potuto fotografare la strategia criminale: l’importatore italiano, per esempio, liquidava la falsa fattura estera; la società estera, sull’importo ricevuto, tratteneva la propria commissione (5-10%) e liquidava il suo falso fornitore, sempre estero, rappresentato da una società costituita ad hoc da soggetti legati ai furti in Italia. Passaggi molto articolati che coinvolgevano più figure, ognuno con il suo ruolo: dall’autista/ladro al broker, al grossista.

Dopo l’individuazione dell’organigramma dell’associazione per delinquere, e i primi interventi finalizzati a tagliare le linee di riciclaggio, smarrimenti e furti legati ai siti logistici e a vettori di interesse operativo sono sensibilmente diminuiti – spiegano i carabinieri – ma si è assistito a una recrudescenza delle rapine ai tir e soprattutto all’aggressione delle farmacie ospedaliere.

Crizotinib per tumore del polmone ALK-positivo

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L’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha autorizzato la rimborsabilità per crizotinib con l’indicazione per il trattamento di pazienti adulti pretrattati per carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC – Non Small Cell Lung Cancer) positivo per ALK (Anaplastic Lymphoma Kinase, chinasi del linfoma anaplastico) in stadio avanzato.

Via libera alla rimborsabilità per crizotinib capsule per tumore del polmone ALK-positivo
Via libera alla rimborsabilità per crizotinib capsule per tumore del polmone ALK-positivo

Il regime di rimborsabilità per crizotinib, in classe H, nelle formulazioni da 200 mg e 250 mg in capsule rigide, soggetto a prescrizione limitativa da parte di Centri ospedalieri o di specialisti – oncologo, pneumologo, internista – è stato stabilito dalla determina AIFA pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 27 marzo 2015.

Crizotinib, autorizzato in Europa dall’European Medicines Agency (EMA) a fine ottobre 2012 e finora disponibile in Italia solo attraverso i meccanismi previsti dalla legge 648/96 come farmaco a carico del Servizio Sanitario Nazionale per patologie prive di valida alternativa terapeutica, è un inibitore orale del recettore della tirosin chinasi che ha come bersaglio la proteina ALK.

In anni recenti sono state scoperte molte anomalie genetiche responsabili dello sviluppo e della crescita di un tumore e sono stati sviluppati molti test diagnostici per individuarle nei pazienti.

Alla luce delle nuove conoscenze, il cancro non è più considerato un’unica malattia bensì un insieme di malattie, ognuna con caratteristiche peculiari, contraddistinto da specifiche alterazioni molecolari.

Attualmente i test utilizzabili per identificare i pazienti con riarrangiamento di ALK eleggibili per il trattamento con crizotinib  sono i seguenti:

  • test di immunoistochimica (IHC): usa anticorpi per identificare specifiche proteine alterate presenti nelle cellule tumorali;
  • test della Fluorescence In Situ Hybridization (FISH): sfrutta la fluorescenza per riconoscere specifiche sequenze di DNA.

 

Empagliflozin/metformina cloridrato per diabete di tipo 2

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Empagliflozin/metformina cloridrato ha dimostrato di ridurre la glicemia, il peso e la pressione arteriosa in maniera significativamente superiore al solo empagliflozin e alla sola metformina, senza provocare effetti collaterali aggiuntivi a empagliflozin e metformina assunti separatamente.

Associazione di empagliflozin/metformina cloridrato nel trattamento del diabete di tipo 2
Associazione di empagliflozin/metformina cloridrato nel trattamento del diabete di tipo 2

Boehringer Ingelheim (BI) ed Eli Lilly and Company (Lilly) hanno annunciato di aver ricevuto parere positivo dal CHMP, il Comitato che valuta i Farmaci per Uso Umano dell’EMA, l’Agenzia Europea del Farmaco, che raccomanda l’approvazione dell’associazione di empagliflozin/metformina cloridrato (HCl), in un’ unica compressa, per il trattamento degli adulti con diabete di tipo 2.

La compressa associa l’inibitore del co-trasportatore sodio-glucosio di tipo 2 (SGLT2) empagliflozin, già approvato nell’Unione Europea, a metformina cloridrato (HCl), che viene comunemente utilizzata per il trattamento del diabete di tipo 2.

Il CHMP ha raccomandato l’approvazione della terapia d’associazione in unica compressa, da affiancare a dieta e attività fisica, per migliorare il controllo della glicemia negli adulti con diabete di tipo 2 in casi di:

  • controllo glicemico inadeguato con metformina o empagliflozin da soli o in associazione ad altri farmaci ipoglicemizzanti
  • pazienti già trattati con l’associazione empagliflozin e metformina in compresse separate.

L’opinione positiva del CHMP si è basata sui significativi dati clinici presentati, provenienti da sette studi clinici di Fase III, che hanno arruolato oltre 4.500 pazienti con diabete di tipo 2. Questi studi hanno valutato l’efficacia e la sicurezza di empagliflozin più metformina da soli o in associazione ad altri farmaci ipoglicemizzanti (pioglitazone, sulfaniluree, inibitori di DPP-4, insulina).

I risultati indicano che il trattamento con empagliflozin (10 mg e 25 mg) in associazione a metforminacon o senza altri farmaci ipoglicemizzanti standard, ha determinato riduzioni statisticamente significative della glicemia, del peso e una riduzione clinicamente rilevante della pressione arteriosa.

L’effetto collaterale più comunemente riferito dai pazienti negli studi clinici è stata l’ipoglicemia quando somministrato in associazione a insulina e/o sulfaniluree. Non sono stati rilevati effetti collaterali aggiuntivi per l’associazione empagliflozin più metformina rispetto a empagliflozin e metformina assuntiseparatamente

Gli effetti collaterali comuni riscontrati con empagliflozin sono infezioni urinarie e del tratto genitale da lieviti, aumento della minzione e prurito. Gli effetti collaterali comuni riscontrati con metformina sono diarrea, nausea/vomito, flatulenza, astenia, dispepsia, fastidio addominale, cefalea e alterazioni del gusto.

Empagliflozin/metformina cloridrato non va impiegato in pazienti con diabete di tipo 1 o con chetoacidosi diabetica.

Se approvato, empagliflozin/metformina cloridrato dovrebbe essere disponibile in Europa come somministrazione due volte al giorno ai seguenti dosaggi:

  • empagliflozin 5 mg/metformina cloridrato 850 mg o 1000 mg
  • empagliflozin 12,5 mg/metformina cloridrato 850 mg o 1000 mg.

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Vaccino anti papilloma virus umano 9-valente

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Gardasil® 9, il nuovo vaccino anti HPV di Sanofi Pasteur MSD, ha ricevuto il parere positivo dal Comitato Europeo per i Medicinali ad Uso Umano dell’EMA (CHMP).

Papilloma virus HPV
Papilloma virus

Sanofi Pasteur MSD ha annunciato che il Comitato Europeo per i Medicinali ad Uso Umano (CHMP) dell’Agenzia Europea dei Medicinali (EMA) ha emesso parere positivo, raccomandando l’autorizzazione all’immissione in commercio di Gardasil 9, vaccino anti HPV 9-valente, per l’immunizzazione attiva di femmine e maschi dall’età di 9 anni contro le lesioni precancerose e i tumori che colpiscono il collo dell’utero, la vulva, la vagina e l’ano, causati dai tipi del virus HPV contenuti nel vaccino, e le verruche genitali (condilomi acuminati) causati da specifici tipi di HPV.

Gardasil 9, prodotto da Merck, comprende il maggior numero di tipi del virus HPV disponibili in qualsiasi vaccino anti HPV per la protezione di femmine e maschi contro le malattie genitali e i tumori causati da 9 tipi umani del papillomavirus (6, 11, 16, 18, 31, 33, 45, 52, 58). I sette tipi di HPV ad alto rischio inclusi in Gardasil 9 (HPV 16, 18, 31, 33, 45, 52 e 58) causano circa il 90% dei casi di cancro cervicale e circa l’80% delle lesioni cervicali di alto grado (lesioni cervicali precancerose, definite come CIN 2, CIN 3 e AIS) in tutto il mondo e sono causa dell’85-90% dei tumori vulvari HPV correlati, dell’80-85% dei tumori vaginali HPV-correlati e del 90-95% dei tumori anali HPV correlati. I 2 restanti tipi, HPV 6 e 11, causano il 90% dei casi di condilomi genitali.

Gardasil 9 è stato approvato dalla Food and Drug Administration (FDA, USA).

Il parere del CHMP è stato concesso a seguito dell’esame dei risultati di un programma clinico completo che ha avuto inizio nel 2007 e comprendeva sette studi che hanno coinvolto più di 15.000 persone in oltre 11 paesi.

Lo studio pivotale, pubblicato sul New England Journal of Medicine, ha dimostrato che l’efficacia di Gardasil 9 è stata del 97% nella prevenzione di lesioni di alto grado del collo dell’utero, della vagina e della vulva causati dai 5 ulteriori tipi oncogeni di HPV (31,33,45,52, 58) in ragazze e donne dai 16 ai 26 anni. Inoltre, il vaccino ha dimostrato di indurre risposte anticorpali nelle femmine di età compresa tra 9 e 26 anni contro i tipi di HPV 6, 11, 16 e 18, risultate non-inferiori al Gardasil®, il vaccino leader nella prevenzione dell’HPV, equiparando in tal modo l’efficacia di Gardasil a Gardasil 9.

Il parere positivo del CHMP sarà ora riesaminato dalla Commissione Europea (CE), che ha l’autorità di approvare i farmaci per l’Unione Europea.

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Nuovi dati di protezione a lungo termine di Gardasil, vaccino anti-HPV

Competenze, capacità e creatività, colonne portanti di KoLinPHARMA

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Il nome della Società si forma a partire dall’acronimo KoL (Key Opinion Leader), che viene legato dal rafforzativo in (insieme) alla parola PHARMA (farmaco o sostanza). È infatti attraverso il connubio tra competenze, capacità e creatività che si fonda l’attività della nuova azienda, completamente italiana, che ha come obiettivo quello di portare la scienza nel segmento della nutraceutica.

Con cinquecentomila euro di capitale sociale versato e un ulteriore aumento di capitale già programmato, KoLinPHARMA – organizzata in forma di Società per Azioni, con cinque prodotti già in commercio, otto dipendenti, un team di ricerca e oltre trenta persone impegnate nell’informazione medico-scientifica – si rivolgerà in primo luogo agli specialisti: soprattutto ortopedici e ginecologi.

Emanuele Lusenti
Emanuele Lusenti, Amministratore Delegato di KoLinPHARMA

L’attenzione dell’azienda per le fondamenta scientifiche dell’azione degli elementi nutraceutici è testimoniata anche dalla presentazione del  “Dizionario-Manuale-Nutraceutico”. Avvalendosi della profonda conoscenza di Alberto Martina, e delle coautrici Anna Carlin e Veronica Di Pietro, KoLinPHARMA ha reso possibile la pubblicazione di un testo scientifico interamente dedicato alla nutraceuticaun pratico strumento di consultazione dei termini e dell’azione salutistica dei principali ingredienti e principi attivi dei quali la nutraceutica si avvale: non solo per consentirne un più consapevole impiego tradizionale, ma anche per stimolarne un utilizzo innovativo e scientificamente supportato.

KoLinPHARMA ha ottenuto per i suoi prodotti certificazioni di qualità e sicurezza alimentare, come la ISO 9001 e la ISO 22000, la certificazione Halal, la Kosher, la certificazione per la celiachia e la certificazione “milk free”, in corso di rilascio.

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Le certificazioni di KoLinPHARMA

 

Un packaging “amico” dei non vedenti

Le attenzioni per gli ipovedenti e i non vedenti rappresentano una novità inedita nel nutraceutico, ma anche nel più ampio comparto farmaceutico. Le confezioni, oltre a riportare in caratteri Braille principio attivo, dosaggio e data di scadenza, sono dotati anche, per la prima volta in Italia, di un QR code (anche questo localizzabile con rilievi in Braille) che rinvia direttamente, attraverso qualunque smartphone, a un “foglietto illustrativo” riservato a chi non può leggere. Una voce sintetizzata descrive all’utente caratteristiche, indicazioni d’impiego e modalità d’uso del prodotto: per evitare errori di somministrazione, ma anche per eliminare una notevole difficoltà e un considerevole elemento di discriminazione nei confronti dei non vedenti.

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Il packaging dei prodotti KoLinPHARMA è a misura di non vedenti

 

A tal proposito, KoLinPHARMA ha altresì rilevato che è sistematicamente trascurato, soprattutto nei confronti dei non vedenti, il diritto a esser certi che la confezione di farmaci o di integratori sia sigillata, e non sia mai stata aperta in precedenza. Per questo l’azienda ha collaborato con un importante partner nell’ideazione di una chiusura “tamper evident” brevettata per tutti i propri astucci. Grazie a questo accorgimento, l’apertura di ciascuna confezione sarà inevitabilmente attestata non solo da un apposito campo cromatico – subito evidente per chi sia in possesso delle facoltà visive – ma anche da una netta punta di cartoncino, percepibile al tatto, che consentirà anche ai non vedenti di esser sicuri che quel prodotto è stato aperto o ha subito manomissioni.

Disturbi del sonno

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Da una ricerca commissionata da Philips ad Astra Ricerche emerge che il 62% degli italiani russa, il 79% di chi convive con chi russa è infastidito, il 59% lamenta disturbi e sintomi diurni quali perdita di concentrazione, mal di testa, vuoti di memoria, il 53% si sente affaticato, 1 italiano su 4 soffre di apnee ostruttive del sonno.

russare nella vita di coppia

 

Sono ancora pochi coloro che curano i disturbi del sonno: solo il 4,8% dei russatori e il 4% di coloro che soffrono di apnea ostruttiva notturna.

Luigi Ferini-Strambi, direttore del Centro per i disturbi del sonno dell’Istituto Scientifico San Raffaele di Milano e presidente della WASM-World Association of Sleep Medicine, afferma: «Russare è uno dei principali segnali dell’apnea ostruttiva del sonno (OSA), un disturbo che viene riferito, includendo anche chi ne soffre in maniera occasionale, dal 23% della popolazione adulta. Se trascurata, l’OSA, modifica il funzionamento del metabolismo aumentando i livelli di grelina, un ormone che può portare a mangiare di più, favorendo l’insorgenza di obesità e diabete. L’OSA impatta negativamente anche sul sistema immunitario che diventa più fragile ed espone a un rischio maggiore di sviluppare malattie di tipo immunitario e influenza la pressione arteriosa, che aumenta sia di notte che di giorno, con riflessi negativi sull’apparato cardiocircolatorio».

«I segnali  dell’apnea ostruttiva del sonno sono: russamento, cefalea mattutina, nicturia. È idea comune, per esempio, che la nicturia sia causa di un problema di prostata, quando invece spesso è l’OSA responsabile delle alzate notturne. È importante inoltre fare chiarezza sul rischio correlato al peso corporeo. Non è necessariamente il paziente obeso il soggetto più a rischio. L’aumento di peso è il problema: motivo per cui gli individui normopesi e in lieve sovrappeso devono fare maggior attenzione alla linea per ridurre il rischio.», ha dichiarato Giuseppe Insalaco, primo ricercatore responsabile modulo “Tecnologie Innovative per  lo Studio dei Disturbi Respiratori nel Sonno” Istituto di Biomedicina e Immunologia Molecolare Consiglio Nazionale delle Ricerche, Palermo, «Prevenire la cronicizzazione del disturbo resta un fattore determinante per evitare il rischio di sviluppare altre patologie quali obesità, diabete, disturbi del ritmo cardiaco».

Per il “Test: Sei a rischio di Apnea Ostruttiva del Sonno?” e “Consulta L’Esperto”, clicca qui.

Codice deontologico di AssoGenerici, trasparenza ed eticità

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Approvato dall’Assemblea, il nuovo Codice deontologico di AssoGenerici è conforme ai principi stabiliti dalla Commissione Europea e riprende le novità introdotte dal Codice di Condotta della European Generic and Biosimilar Medicines Association (EGA Code of Conduct on Interactions with the Healthcare Community”) di cui AssoGenerici è membro.

«Questo Codice riprende e aggiorna le posizioni su tutti i temi cruciali per un’azienda che opera in un mercato così particolare come quello del farmaco – spiega il presidente di AssoGenerici, Enrique Häusermann. – In particolare risponde alle esigenze di trasparenza ed eticità nei rapporti con tutti gli stakeholder che, nell’ultimo decennio, sono andati modificandosi in modo sostanziale». È il caso delle associazioni di pazienti e delle organizzazioni di tutela dei cittadini, che a partire dagli anni 2000 sono divenute un interlocutore fondamentale della politica, ma anche dell’industria.

Enrique Häusermann, presidente di AssoGenerici
Enrique Häusermann, presidente di AssoGenerici

«È un fatto più che positivo, ma che deve essere regolamentato in modo da impedire che il rapporto con chi rappresenta i cittadini diventi uno strumento del marketing, mentre deve semmai essere alla base dell’elaborazione delle scelte che caratterizzano un comparto industriale nel quale la responsabilità sociale è alla base dell’attività di impresa e non è soltanto un corollario» prosegue Häusermann. A questo proposito, per esempio, l’articolo 6 del Codice prevede che qualsiasi forma di supporto economico diretto o indiretto da parte di un’azienda preveda uno specifico accordo finalizzato a regolamentare l’ammontare del finanziamento e la finalità per la quale questo viene erogato. O ancora è stabilito che ogni azienda deve rendere pubblico un elenco delle associazioni di pazienti a cui fornisce supporto economico e/o significativo sostegno indiretto/non economico, unitamente alle finalità alla base di tale supporto ed al valore economico dei finanziamenti erogati a ciascuna associazione. Ogni azienda dovrà altresì dare pubblicità alla lista di Associazioni dei Pazienti nei cui confronti sono stati stipulati contratti di Servizio. «Siamo certi di aver affrontato tutti gli aspetti oggi fondamentali per l’attività del comparto, nella consapevolezza che come tutti i Codici deontologici, anche quello di AssoGenerici resta aperto a una continua opera di verifica e, se necessario, di aggiornamento in base alle esigenze della società» conclude il presidente di AssoGenerici.

Heat shock protein HSPH1/105 e linfomi non Hodgkin

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La proteina “anti-stress” heat shock protein (HSP) H1/105, molecola prodotta dal nostro organismo per permettere alle cellule di sopravvivere in caso di stress mantenendo la corretta struttura delle proteine cellulari che altrimenti verrebbero danneggiate, nel caso dei linfomi non Hodgkin aggressivi a cellule B (B-NHL) può trasformare il suo effetto positivo in una minaccia per il malato.

Secondo un recente  studio condotto dal gruppo di ricerca guidato da Massimo Di Nicola, responsabile dell’Unità di Immunoterapia clinica e terapie innovative del Dipartimento di Oncologica Medica della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale Tumori di Milano, l’inibizione di questa proteina provocherebbe un sostanziale rallentamento della crescita delle cellule tumorali, permettendo quindi di ridurre i livelli di oncoproteine (cioè le proteine codificate da un gene alterato, causa della trasformazione delle cellule tumorali), alla base di questo tipo di tumore.

Nello studio pubblicato online sulla rivista Blood e che rientra in un progetto finanziato da AIRC, i ricercatori dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano hanno dimostrato che la proteina HSPH1/105 interagisce fisicamente con i geni c-Myc e Bcl-6 favorendo cosi l’espressione di due oncoproteine responsabili dello sviluppo del linfoma. Le cellule tumorali producono le molecole “anti-stress” con l’obiettivo di garantire un vantaggio alla propria sopravvivenza. Lo studio ha però dimostrato che inibendo l’espressione di HSPH1/105 si è osservata una significativa riduzione della proliferazione delle cellule di linfoma in vitro e dello sviluppo dei tumori in vivo. Questo risultato assume grande rilevanza scientifica dal momento che oggi non sono disponibili farmaci in grado di inibire selettivamente le due oncoproteine.

medical laboratory, cells with human blood.

Lo stesso gruppo di lavoro, in una fase di studio precedente, aveva riportato che la proteina anti-stress HSPH1/105 costituisce un nuovo antigene dei linfomi non Hodgkin aggressivi a cellule B (B-NHL), e che i pazienti in grado di rispondere a una vaccinazione anti-linfoma producevano anticorpi diretti contro questa proteina.

I risultati di questo importante studio forniscono le basi per lo sviluppo di molecole in grado di inibire HSPH1/105 (anticorpi monoclonali o piccole molecole selettive) come strategia terapeutica innovativa per la cura dei linfomi non Hodgkin aggressivi a cellule B-NHL. Alla luce dei livelli più elevati di proteine anti stress nelle cellule tumorali, un farmaco che inibisca HSPH1/105 si potrebbe rivelare un vero e proprio “cavallo di Troia” che penetrando nelle cellule le colpisce selettivamente.