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Combinazione tra Shire e Baxalta nel biotech

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Shire plc ha portato a termine la preannunciata combinazione con Baxalta Incorporated. Le due realtà danno così vita a un gruppo operante a livello globale nel campo delle biotecnologie. L’obiettivo è servire i pazienti con malattie rare e altre patologie altamente specialistiche.

La combinazione tra Shire e Baxalta dà vita a un gruppo operante a livello globale nel campo delle biotecnologie - Schire, stabilimento di Rieti
La combinazione tra Shire e Baxalta dà vita a un gruppo operante a livello globale nel campo delle biotecnologie – Schire, stabilimento di Rieti

Attraverso la combinazione, Shire prevede di realizzare una crescita annua a doppia cifra, con oltre 20 miliardi di fatturato all’anno previsti entro il 2020. Circa il 65% del fatturato totale sarebbe generato già da subito dalla sua linea per le malattie rare.

Shire ha oltre 50 programmi in sviluppo clinico, con un mix equilibrato di progetti a stadio iniziale, intermedio e avanzato.

Con oltre 22.000 dipendenti in piú di 100 paesi, l’espansione di Shire e dei relativi prodotti d’eccellenza offre il potenziale per servire ancor meglio i pazienti con bisogni non soddisfatti.

Il CEO di Shire Flemming Ornskov, M.P.H., commenta: «Compiuta la combinazione con Baxalta, Shire diventa leader globale nelle malattie rare, sia per fatturato sia per pipeline. Con i nostri vari marchi di alto valore, ognuno con prodotti d’eccellenza e un robusto portfolio, estendiamo ulteriormente le nostre capacità di produrre innovazione e crescita sostenibile, mantenendo i pazienti al centro di tutto quello che facciamo».

Prosegue Ornskov: «Abbiamo compiuto uno strabiliante successo nell’integrazione fin dall’annuncio della combinazione, avanzando più velocemente rispetto ad altre transazioni di simili proporzioni, per dare certezze per i nostri dipendenti e per servire meglio pazienti e clienti. Oggi lanciamo la nostra azienda combinata con una squadra ricca di talento ed esperienza a guidare l’organizzazione. Unite insieme sono formidabili le possibilità per pazienti, operatori sanitari e soprattutto per i dipendenti, con l’opportunità di creare ulteriore valore per gli azionisti».

Come conseguenza del compimento della combinazione:

  • È esecutiva la nomina di Gail D. Fosler e Albert P.L. Stroucken al consiglio d’amministrazione di Shire, annunciata il 18 aprile 2016;
  • Gli azionisti di Baxalta riceveranno un mix di 18,00 $ in denaro e 0,1482 ADS di Shire per ogni azione Baxalta (o 0,4446 di azione ordinaria Shire se l’azionista ha espresso la volontà di ricevere azioni ordinarie);
  • Baxalta diventa una sussidiaria indiretta interamente posseduta di Shire;
  • Shire offre garanzia piena e incondizionata per gli obblighi assunti da Baxalta verso i detentori di obbligazioni convertibili in corso di validità Baxalta.

Si prevede che la struttura operativa dell’azienda combinata generi sinergie di costi operativi annui di almeno 500 milioni di USD nei primi 3 anni post chiusura. Inoltrem Shire prevede di generare altre sinergie di entrate e un’aliquota d’imposta effettiva combinata non GAAP del 16-17% entro il 2017. Si prevede che la combinazione sia accrescitiva degli utili per azione diluiti non GAAP nel 2017, il primo anno di calendario di possesso e oltre, con un buon ritorno sul capitale investito che nel 2020 sarà superiore al costo del capitale di Shire.

Informazioni su Shire

Shire, azienda biotech nel settore delle malattie rare, copre diverse aree terapeutiche: ematologia, immunologia, neuroscienze, disturbi da accumulo lisosomiale, patologie gastrointestinali, interne, endocrine e angioedema ereditario. Ha un marchio in oncologia e un portafoglio di prodotti in fase di sviluppo e innovativi nell’oftalmologia.

La presenza di Shire in Italia

Shire in Italia ha due stabilimenti produttivi, a Rieti e Pisa, una filiale commerciale a Roma e una a Milano.

Sito di frazionamento del plasma a Rieti

Lo stabilimento di Rieti è un sito di frazionamento del plasma, dedicato alla produzione di emoderivati, nella forma di intermedi, quali immunoglobuline, albumina e fattori di coagulazione.

La forza lavoro di oltre 350 dipendenti, qualificati grazie a continui corsi di aggiornamento e perfezionamento, e i volumi di produzione si sono più che triplicati in meno di 10 anni a seguito di rilevanti investimenti. 

Ad aprile 2015 un Decreto Ministeriale del Ministero della Salute ha aggiunto Rieti all’elenco dei centri per il frazionamento e la produzione di emoderivati autorizzati alla stipula di convenzioni con le regioni, con la formula del cosiddetto contract manufacturing.

Sito di produzione di albumina umana a Pisa

Nello stabilimento di Pisa è invece concentrata la produzione di albumina umana, successiva al frazionamento che viene effettuato in impianti come quelli di Rieti. Qui vengono espletate le fasi di riempimento sterile e inattivazione virale.

Eurodifarm premiata da BD per la supply chain

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Eurodifarm ha ricevuto il premio come “Best 2015 Supply Chain Excellence Supplier” da Becton, Dickinson and Company.

Eurodifarm è stata premiata da BD per la supply chain
Eurodifarm è stata premiata da BD come “Best 2015 Supply Chain Excellence Supplier”

Becton, Dickinson and Company (BD) è una multinazionale del settore tecnologico medicale, con sede negli Stati Uniti. Ogni anno assegna questo prestigioso riconoscimento ai suoi migliori partner.

Il premio è stato attribuito scegliendo tra le aziende partner ambasciatrici della filosofia “Advancing the world of health”.

La cerimonia di premiazione si è tenuta in New Jersey nel quartier generale di BD a Franklin Lakes.

«Ricevere questo riconoscimento da una delle aziende con cui collaboriamo da oltre 12 anni è motivo di grande soddisfazione e orgoglio per l’impegno e il commitment con cui seguiamo ogni cliente» ha commentato Aldo Soffientini, amministratore delegato di Eurodifarm.

Eurodifarm

Eurodifarm è una società del Gruppo Detusche Post DHL. È specializzata nella logistica distributiva di prodotti farmaceutici, diagnostici e biomedicali a temperatura controllata.

La società gestisce per BD tutta la distribuzione di prodotti medicali e diagnostici a temperatura 2°/8°C e ambiente in Italia e si occupa dei servizi a valore aggiunto:

  • gestione dei resi/recall
  • customer service dedicato
  • costante contatto con il cliente per analisi dei dati/KPI  e per implementazione di nuovi progetti.

Un impegno che ha permesso in questi anni di approfondire la conoscenza del cliente e fornire un servizio sempre più personalizzato.

I mezzi di Eurodifarm consegnano i prodotti BD a più di 1.000 ospedali e la maggior parte dei grossisti in tutta Italia.

Image serialization service per la sicurezza dei farmaci

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DHL Supply Chain lancia in Italia il suo innovativo Image Serialization Service come risposta efficace al rischio di contraffazione dei medicinali.

Image Serialization Service tracciabilità farmaci
Image serialization service è il servizio di DHL Supply Chain per contrastare la distribuzione di farmaci contraffatti. Con una foto rileva 50 codici mono- e bidimensionali contemporaneamente per un rapido confronto con la bolla

L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che circa l’1% delle vendite di prodotti farmaceutici nelle economie sviluppate riguardino elementi contraffatti. La percentuale aumenta fino al 10%  nei mercati emergenti. Altre organizzazioni internazionali ritengono che la percentuale totale possa raggiungere il 30%.

Image serialization service per contrastare la distribuzione di farmaci contraffatti

Per supportare i clienti nella risposta a tale criticità e al regolamento delegato 2016/161 della Commissione Europea volto a potenziare il sistema di sicurezza contro il mercato delle contraffazioni, DHL Supply Chain ha introdotto Image Serialization Service.

«Il nuovo servizio lanciato in Italia sarà una garanzia di qualità ed efficienza per il mercato e per tutti clienti che già affidano al Gruppo la logistica dei propri prodotti – ha dichiarato Vittorio De Amici, VP General Manager Life Sciences & Healthcare di DHL Supply Chain –. Grazie al supporto tecnologicamente avanzato il nostro servizio si sta evolvendo proprio in direzione della tutela della salute pubblica sia in termini di protezione e sicurezza del prodotto farmaceutico sia di controllo e monitoraggio dell l’intera filiera».

La soluzione deriva da una profonda riflessione, in sede di Gruppo, sull’impatto della serializzazione sulle supply chain farmaceutiche, che ha prodotto il nuovo libro bianco Protecting products to save lives: Securing the pharma supply chain (Proteggere i prodotti per salvare vite: Garantire la supply chain farmaceutica).

La tecnologia a supporto della tracciabilità dei farmaci

Si tratta di una soluzione che, attraverso la tecnologia di visione, consente la decodifica in tempo reale dei barcode monodimensionali e bidimensionali  presenti sulle confezioni farmaceutiche, rilevando in particolare AIC e numero seriale dei bollini ottici.

Con il solo scatto di una fotografia, la tecnologia permette di catturare fino a cinquanta codici a barre contemporaneamente e di rilevare istantaneamente eventuali anomalie rispetto alla bolla. Si garantisce così una rapida tracciabilità dei farmaci e spedizioni accurate ai diversi attori della filiera.

In qualunque momento, DHL Supply Chain può risalire all’identificativo univoco delle confezioni, indicando la corrispondenza tra seriale, documento di trasporto e destinatario finale. Su richiesta dei propori clienti, può inoltre fornire le fotografie delle confezioni lette nel sistema.

DHL Supply Chain è una società del gruppo Deutsche Post DHL specializzata nel management dei servizi logistici integrati per le imprese.

Aducanumab per la malattia di Alzheimer in fase precoce

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Biogen ha annunciato che aducanumab, terapia sperimentale per la malattia di Alzheimer in fase precoce, è stato ammesso al programma PRIME (PRIority MEdicines) dell’Agenzia europea per i medicinali (European Medicines Agency, EMA).

Aducanumab terapia sperimentale per la malattia di Alzheimer in fase precoce, è stato ammesso al programma PRIME dell'EMA. In base a dati preclinici e di Fase Ib provvisori, il trattamento con aducanumab è risultato in grado di ridurre l’entità delle placche amiloidi
Aducanumab terapia sperimentale per la malattia di Alzheimer in fase precoce, è stato ammesso al programma PRIME dell’EMA. In base a dati preclinici e di Fase Ib provvisori, il trattamento con aducanumab è risultato in grado di ridurre l’entità delle placche amiloidi

Scopo del programma PRIME è ottimizzare i piani di sviluppo e accelerare la valutazione delle terapie sperimentali rivolte ai bisogni sanitari insoddisfatti. L’obiettivo finale è accelerare la disponibilità di terapie accrescendo il sostegno dell’Agenzia allo sviluppo di farmaci sperimentali per patologie prive di trattamento o che necessitano di opzioni terapeutiche migliori.

Le terapie sperimentali ammesse a PRIME devono dimostrare un vantaggio terapeutico potenzialmente notevole rispetto a bisogni sanitari insoddisfatti.

Attraverso il programma PRIME, Biogen potrà godere di un maggiore sostegno da parte dell’EMA, compresa una consulenza per il raggiungimento delle tappe di sviluppo più importanti e della possibilità di accelerare la valutazione della domanda di autorizzazione alla commercializzazione del farmaco.

«Il morbo di Alzheimer è una condizione debilitante che colpisce sempre più pazienti e i loro familiari e che richiede urgentemente trattamenti nuovi ed efficaci – ha affermato Alfred Sandrock, Ph.D., executive vice president and chief medical officer Biogen. – L’ammissione di aducanumab al programma PRIME comporta un notevole vantaggio per il suo sviluppo e per i pazienti con morbo di Alzheimer in Europa. Siamo lieti di collaborare con l’EMA alla definizione di piani di sviluppo e all’accelerazione della valutazione di aducanumab nella speranza di poter offrire al più presto un trattamento efficace ai pazienti».

Aducanumab

Aducanumab è un composto sperimentale in corso di sviluppo per il trattamento del malattia di Alzheimer in fase precoce. È un anticorpo monoclonale umano ricombinante (mAb) derivato da una collezione di linfociti B resi anonimi prelevati da soggetti anziani sani privi di segni di disturbo cognitivo o da soggetti anziani con disturbo cognitivo a progressione insolitamente lenta che utilizzano la piattaforma tecnologica di Neuroimmune denominata Reverse Translational Medicine (RTM).

Biogen ha ottenuto aducanumab su licenza da Neuroimmune ai sensi di un accordo collaborativo di licenza e  sviluppo.

Aducanumab è ritenuto in grado di mirare alle forme aggregate della beta amiloide, compresi gli oligomeri solubili e le fibrille insolubili depositate nelle placche amiloidi del cervello di pazienti con morbo di Alzheimer.

In base a dati preclinici e di Fase Ib provvisori, il trattamento con aducanumab è risultato in grado di ridurre l’entità delle placche amiloidi.

Aducanumab è stato ammesso a PRIME in base ai risultati ottenuti nello studio di Fase Ib controllato con placebo condotto su pazienti con prodromi o forme leggere di malattia di Alzheimer.

La valutazione di aducanumab è attualmente in corso con due studi globali di Fase III, ENGAGE ed EMERGE, il cui obiettivo è valutarne la sicurezza e l’efficacia in termini di rallentamento del disturbo cognitivo e della progressione dell’invalidità in soggetti con malattia di Alzheimer in fase precoce.

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Identificato il gene CAMTA1 modificatore della Sla

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Grazie a una ricerca internazionale è stato identificato il gene CAMTA1 che regola la sopravvivenza in pazienti con SLA.

gene CAMTA1 modulatore della SLA
Nel gene CAMTA1 è stata individuata la modulazione genetica della sopravvivenza nella SLA

La ricerca è stata condotta al King’s College London in collaborazione con l’IRCCS Istituto Auxologico Italiano – Università degli Studi di Milano. Ha identificato un nuovo gene sul cromosoma 1 (CAMTA1) in grado di regolare la sopravvivenza in pazienti affetti da Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA).

La ricerca genetica sulla SLA

Le forme familiari di SLA sono state ben caratterizzate tramite l’identificazione di molti geni causativi. Queste forme, però sono rare: soltanto il 10% dei pazienti con SLA presenta una storia familiare.

La maggior parte degli individui, invece, sviluppa la malattia senza una causa apparente. Questa forma sporadica si presenta come una malattia multifattoriale causata dall’interazione di diversi fattori di rischio genetici e ambientali.

Studi di associazione dell’intero genoma in grandi coorti di pazienti sporadici hanno individuato pochi geni di suscettibilità. Questo indica quanto la struttura genetica della malattia sia difficile da caratterizzare.

Inoltre, i pazienti SLA presentano un quadro clinico eterogeneo, per età, sito di esordio, progressione e durata della malattia. Nonostante la prognosi di sopravvivenza media di 3 anni, il 5% dei pazienti può sopravvive per più di una decade. Questo suggerisce la presenza di geni modificatori che concorrono a definire il profilo genetico della malattia.

Allo scopo di capire le cause che portano a una sopravvivenza più lunga rispetto alla media in una piccola percentuale di pazienti SLA, i ricercatori stanno cercando di identificare geni associabili con il tempo di sopravvivenza.

Lo studio sulle varianti nel gene CAMTA1

Questo nuovo studio, pubblicato su JAMA Neurology, è il risultato di  collaborazione internazionale che include 4256 pazienti SLA raccolti dall’ IRCCS Istituto Auxologico Italiano – Centro “Dino Ferrari” dell’Università degli Studi Milano e dal Consorzio Italiano SLAGEN insieme a diverse istituzioni universitarie in Inghilterra, Olanda, Belgio, Svezia, Francia, Irlanda e Stati Uniti.

Isabella Fogh e John Powell presso il dipartimento di Clinical Neuroscience, Institute of Psychiatry al King’s College London, hanno analizzato più di 7 milioni di varianti genetiche sparse nel genoma di questi pazienti identificandone alcune nel gene CAMTA1 fortemente associate ad un aumento del rischio di morte di 4 mesi.

Le varianti associate si trovano in una regione ben definita del gene CAMTA1 che se deleta causa un’altra malattia neurologica, una forma di ataxia cerebellare responsabile di instabilità del movimento.

È di grande interesse che uno stesso gene, se modificato nella sua struttura in misura diversa, possa causare due malattie neurologiche che hanno però in comune la perdita del controllo motorio.

Vincenzo Silani, primario di neurologia all’Auxologico e docente della Statale di Milano , uno degli autori senior dell’ importante lavoro, spiega come «questa scoperta potrebbe portare all’identificazione di nuovi meccanismi molecolari regolanti il decorso della SLA, consentendo quindi lo studio di nuove terapie farmacologiche mirate. Inoltre, la definizione genetica della sopravvivenza nella SLA potrebbe contribuire alla migliore comprensione dell’efficacia terapeutica di nuove molecole quando volte, appunto, ad incrementare la vita dei pazienti. Il lavoro della dott.ssa Isabella Fogh testimonia il grande impegno della ricerca italiana nella definizione dei meccanismi genetici intrinseci alla malattia, sempre nella prospettiva di raccogliere ogni informazione possibile per addivenire ad una terapia risolutiva per la SLA».

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Individuata mutazione nel gene TBK1 associata alla Sla

Vaccinazione per l’encefalite da zecca

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L’encefalite da zecca (TBE, Tick Borne Encephalitis) è tra le più gravi malattie trasmesse dalla zecca. Per i viaggiatori e gli escursionisti che si recano nelle zone a rischio è raccomandata la vaccinazione contro il virus che la causa.

Family of four lying on grass
Per chi svolge attività all’aria aperta nelle zone a rischio, è raccomandatala vaccinazione per prevenire l’encefalite da zecca

Le zecche costituiscono un’insidia sempre più frequente che può rivelarsi grave per la salute di adulti e bambini. Il cambiamento del clima sta favorendo una maggiore proliferazione di questo parassita, in tutta Europa. In Italia è interessato in particolare il Triveneto.

Inoltre, aumenta il numero di viaggiatori che si recano in Paesi dove sono endemiche alcune malattie trasmesse dalle zecche.

«È dimostrato che le zecche sono in grado di trasmettere diverse malattie, dalla borreliosi di Lyme, alla rickettsiosi, alla febbre ricorrente e molte malattie virali. Tra queste, la più seria è l’encefalite da zecca o TBE – dichiara Maurizio Ruscio, Direttore Dipartimento ad Attività Integrata di Medicina di Laboratorio, Azienda Ospedaliero-Universitaria ‘Ospedali Riuniti’ di Trieste – Per essere contagiati è sufficiente un singolo morso di zecca infetta, evenienza tutt’altro che infrequente nelle aree boschive, soprattutto se umide, ombreggiate e ricche di vegetazione spontanea. Una immediata e corretta asportazione della zecca riduce fortemente il rischio di sviluppare una malattia. Questo non vale per l’encefalite da zecca perché il virus si trasmette appena il parassita aderisce alla cute. Nessun allarmismo ma occorre tanta prudenza, in particolare nelle zone a rischio».

L’encefalite da zecca

L’encefalite da zecca (Tick-Borne Encephalitis, TBE) è un’infezione virale che colpisce il sistema nervoso centrale e può dare luogo a sintomi neurologici a lungo termine, e perfino alla morte.

Il periodo di incubazione della TBE è mediamente di una settimana, ma è stata descritta anche un’incubazione maggiore (fino a 3-4 settimane).

In un terzo dei casi, l’infezione del virus della TBE nell’uomo è asintomatica.

In un terzo dei casi provoca un episodio febbrile.

Nel restante terzo dei casi, la TBE coinvolge il sistema nervoso centrale con un decorso solitamente bifasico. La prima fase viremica dura cinque giorni (intervallo: 2-10 giorni), ed è associata a sintomi aspecifici (febbre, affaticamento, cefalea, mialgia, nausea). Questa fase è seguita da un intervallo senza sintomi che dura sette giorni (intervallo: 1-33 giorni) che precede la seconda fase, con un nuovo rialzo febbrile e il coinvolgimento del sistema nervoso centrale (meningite, meningoencefalite, mielite, paralisi, radicolite).

La TBE rappresenta un problema crescente di salute pubblica in Europa e in altre parti del mondo. Negli ultimi 30 anni, il numero di casi umani di TBE in tutte le regioni endemiche europee è aumentato di quasi il 400%. Parliamo di Austria, Germania, Svizzera, i paesi scandinavi e la regione balcanica. In Italia, le principali zone a rischio sono il Friuli Venezia Giulia, il Veneto e il Trentino Alto Adige.

Le aree a rischio si sono ampliate e sono stati scoperti nuovi focolai.

Vie di trasmissione della TBE

Il virus della TBE si trasmette tramite il morso di zecche infette.

L’uomo può contrarre l’infezione anche con il consumo di prodotti caseari non pastorizzati infettati.

Il virus della TBE non si trasmette direttamente da uomo a uomo. Esiste possibilità di trasmissione verticale da madre infetta al feto.

Se infette, le zecche possono trasmettere il virus per tutta la loro vita (principalmente in fase di ninfa e in età adulta). L’attività della zecca e il suo ciclo vitale dipendono da fattori climatici (temperatura, umidità del suolo e umidità relativa).

I fattori climatici che favoriscono l’aumento di densità delle zecche

Estati umide e inverni miti tendono ad aumentare la densità di popolazione delle zecche. Le temperature elevate sono le predilette di questi insetti. Sono stati riferiti casi sporadici di aumento del numero di zecche anche durante le stagioni fredde, specialmente nei Paesi dell’Europa meridionale.

In correlazione con gli incrementi delle popolazioni di zecche, aumentano le frequenze dei casi di encefalite.

Nell’Europa centrale sono stati osservati due picchi di incidenza della TBE: in maggio/giugno e in settembre/ottobre. Nelle regioni più fredde dell’Europa settentrionale e nelle regioni montane si individua un singolo picco estivo.

Habitat delle zecche e attività a rischio

Le zecche infette si possono trovare nelle zone campestri, nei boschi caducifogli e nelle zone di transizione tra foreste e prati.

Perciò si può essere morsi da una zecca infetta in molte delle destinazioni più popolari per le attività turistiche e all’aria aperta quando si praticano campeggio, trekking, ciclismo, arrampicata ecc.

Nelle zone endemiche, le persone che svolgono attività ricreative o occupazionali all’aperto (come agricoltura, pastorizia, caccia e pesca, raccolta di funghi o di frutti di bosco, attività forestali) sono potenzialmente a rischio di TBE per contatto con le zecche infette.

Il vaccino per prevenire l’encefalite da zecca

La TBE si può prevenire. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e lo European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC) raccomandano la vaccinazione contro questa malattia per le persone che vivono o visitano frequentemente le aree endemiche, cioè dove il tasso di incidenza medio della malattia è ≥ 5 casi su 100.000 per anno). Qui la vaccinazione è raccomanda per tutti i gruppi di età, inclusi i bambini.

Si tratta di una profilassi raccomandata anche in Italia, nel Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale del Ministero della Salute, per i residenti delle regioni a rischio. È inoltre una misura preventiva consigliata a chi pratica professioni a contatto con la natura, ai villeggianti che si recano in zone boschive, prati e campi aperti, agli amanti del trekking e della campagna, sia adulti che bambini, in queste stesse aree.

Il vaccino è disponibile presso i centri vaccinali.

Altre misure preventive della TBE

Tra le altre misure preventive è possibile adottare alcuni accorgimenti:

  • utilizzare repellenti sulla pelle e sui vestiti (i repellenti specifici per abiti non devono essere usati anche sulla pelle) e indumenti protettivi, che contribuiscono a evitare i morsi di zecca
  • dopo aver trascorso del tempo all’aria aperta, togliersi gli abiti prima di entrare in casa ed esporli alla luce del sole, oppure lavarli
  • evitare il consumo di latte non pastorizzato e di prodotti caseari nelle zone a rischio.

La vaccinazione rimane comunque la più efficace misura preventiva contro l’encefalite da zecca.

Sondaggio sulla percezione della psoriasi

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Novartis ha annunciato i risultati del vasto sondaggio globale tra le persone con psoriasi.

Il sondaggio sulla percezione della psoriasi rivela che molti pazienti sono vittime di discriminazioni e non ritengono realistico l'obiettivo di ottenere una pelle libera da lesioni
Il sondaggio sulla percezione della psoriasi rivela che molti pazienti sono vittime di discriminazioni e non ritengono realistico l’obiettivo di ottenere una pelle libera da lesioni. Denunciato un impatto negativo sulle relazioni interpersonali e sulla vita professionale

Tali risultati rivelano che l’84% dei pazienti con psoriasi da moderata a severa è vittima di discriminazioni e umiliazioni. Inoltre, i risultati dimostrano le scarse aspettative dei pazienti sulla possibilità di ottenere una pelle libera da lesioni (Clear Skin).

«Novartis desidera ringraziare tutti coloro che hanno partecipato a questo importante sondaggio. L’unico modo in cui possiamo migliorare la vita delle persone con psoriasi è quello di ascoltarle e di collaborare con la comunità dei pazienti per sfidare lo status quo – ha dichiarato Vasant Narasimhan, Global Head, Drug Development & Chief Medical Officer di Novartis. – Questo sondaggio rappresenta il nostro impegno a sostenere la risoluzione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) volta a fare della psoriasi una priorità sanitaria mondiale, lottando contro la stigmatizzazione e l’ignoranza associate alla patologia e migliorando il trattamento del paziente».

«Nonostante i dati mostrati da questo sondaggio rivelino scetticismo nei confronti della possibilità di tornare ad avere una Clear Skin, tutti i pazienti ne hanno diritto – ha affermato Giampiero Girolomoni, presidente SIDeMaST e professore ordinario di Dermatologia dell’Università di Verona – Il nostro compito di dermatologi è di stare a fianco dei pazienti esortandoli a pretendere di più e a non accontentarsi se non di una pelle libera da lesioni».

Il sondaggio

Novartis ha intrapreso e finanziato il sondaggio Clear about Psoriasis, che è stato condotto dalla succursale svizzera della società di ricerche di mercato tedesca GfK (Gesellschaft für Konsumforschung).

L’indagine è stata supportata da un comitato direttivo di esperti provenienti da tutto il mondo. È stata svolta in collaborazione con le associazioni di pazienti, che hanno incluso 25 organizzazioni di tutto il mondo.

L’indagine si è concentrata su ciò che una pelle libera da lesioni significa per la qualità della vita delle persone con psoriasi.

I partecipanti al sondaggio provengono dai 31 Paesi elencati di seguito: Argentina, Australia, Austria, Belgio, Brasile, Bulgaria, Canada, Repubblica Ceca, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Ungheria, India, Irlanda, Israele, Italia, Giappone, Messico, Paesi Bassi, Norvegia, Portogallo, Romania, Russia, Corea del Sud, Svezia, Svizzera, Taiwan, Turchia, Regno Unito e Stati Uniti.

Oltre 8.300 persone hanno preso parte al sondaggio, che ha analizzato la percezione di una pelle libera da lesioni nella psoriasi.

Ulteriori dettagli sul sondaggio e un emozionante video dell’artista di body paint Natalie Fletcher sono disponibili sul sito www.skintolivein.com, un hub creato da Novartis per riunire i canali di social media Facebook, Twitter, YouTube e Instagram e dedicato all’educazione e al sostegno dei pazienti con gravi malattie della pelle, come la psoriasi.

La versione italiana del video è disponibile su www.lapelleconta.it.

I risultati del sondaggio

Oltre a evidenziare livelli inaccettabili di discriminazione e umiliazione, il sondaggio dimostra che quasi la metà delle persone con psoriasi (45%) si è vista chiedere se la malattia fosse contagiosa.

L’indagine ha anche svelato gli effetti devastanti che la psoriasi può avere sulla vita personale e sulla salute mentale di chi ne è affetto: il 16% dei partecipanti ha ammesso di nascondersi dal mondo come meccanismo di coping. Questa carenza di speranza e di autostima si riflette nei risultati, con il 55% degli intervistati che afferma di non credere che la pelle libera o quasi libera da lesioni sia un obiettivo realistico.

I risultati del sondaggio sui pazienti italiani

Anche i 639 pazienti, provenienti da diverse regioni del territorio italiano, percepiscono come remota la possibilità di ottenere una pelle libera da lesioni. L’indagine ha infatti messo in luce l’importanza di ottenere questo risultato (Clear Skin) per il 39% del campione, anche se più della metà lo ritiene un obiettivo ancora non raggiungibile.

Dai dati, inoltre, emerge che il 53% considera la riduzione del prurito uno dei principali obiettivi del trattamento.

Il 33% degli intervistati aspira soltanto a una riduzione della sensazione di dolore.

Anche per il campione italiano la qualità di vita è fortemente influenzata dalla patologia, confermando il dato mondiale. L’84% dei pazienti ha infatti risposto di essere stato vittima di umiliazioni e discriminazioni, il 43% si sente osservato in pubblico e al 41% è stato chiesto se la malattia fosse contagiosa. Gli intervistati italiani hanno inoltre raccontato le proprie sensazioni associate alla patologia: circa il 40% si sente in imbarazzo; 1 paziente su 3 si vede poco attraente e si vergogna della propria pelle.

Inoltre, per il 60% delle persone coinvolte nel sondaggio, la psoriasi ha un impatto sulla vita professionale, con 6 pazienti su 10 che hanno richiesto un giorno di permesso negli ultimi sei mesi.

La psoriasi influisce in maniera negativa anche sulle relazioni interpersonali: ne è convinto il 46% degli intervistati tra i quali, il 33% ritiene di non sopportare lo sguardo degli altri.

1 paziente su 3 si sente inadeguato come partner.

Infine le principali attività che i pazienti vorrebbero presto tornare a riprendere sono: andare al mare e prendere il sole (circa il 60%), e nuotare (circa il 48%).

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Integroni per l’analisi dell’inquinamento da antibiotici

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Grazie a uno studio svolto in Cina, un team di ricerca in microbiologia dell’Università di Bolzano ha sperimentato una metodologia basata sull’uso degli integroni di classe 1 per effettuare rilevazioni di precisione sul livello di inquinamento di un ecosistema, compreso quello da antibiotici.

integroni di classe 1 resistenza antibiotici inquinamento da antibiotici
Integroni di classe 1 utilizzati come bioindicatori facilitano l’individuazione dell’inquinamento, compreso quello da antibiotici che favorisce lo sviluppo di resistenze

Sarà così possibile valutare velocemente lo stress ambientale e i rischi per la salute umana derivanti dall’inquinamento di terreni e corsi d’acqua.

L’inquinamento da antibiotici è uno dei principali responsabili delle resistenze sviluppate dai batteri a questi farmaci.

L’aumento della resistenza agli antibiotici, in futuro, potrebbe rappresentare una delle minacce più consistenti alla salute.

Lo studio sull’uso di integroni di classe 1 per l’analisi di terreni contaminati

Lorenzo Brusetti e Luigimaria Borruso, microbiologi della Facoltà di Scienze e Tecnologie, hanno sperimentato l’impiego degli integroni di classe 1 nell’analisi dei terreni contaminati nella regione della città di Zhangye. Questa è una zona molto inquinata a causa dell’abuso di antibiotici e pesticidi in agricoltura, degli scarti delle lavorazioni industriali e dell’elevata urbanizzazione.

La ricerca, sostenuta dalla Fondazione Kurt Eberhard Bode, dal Consiglio Norvegese per la Ricerca e dalla Fondazione della Libera Università di Bolzano, è stata pubblicata su Science of the Total Environment.

Metodi di rilevamento dell’inquinamento

I metodi per rilevare l’inquinamento di un ambiente sono solitamente di natura chimica o biologica. Nel primo caso, la tradizionale analisi rileva gli elementi chimici presenti nei terreni, nell’aria o nell’acqua, ma perde di vista gli effetti sinergici degli elementi inquinanti. Un elemento, infatti, se da solo potrebbe essere innocuo o poco tossico, associato ad altri può in realtà rivelarsi dannoso.

Dal punto di vista biologico invece «usando bioindicatori come gli integroni di classe 1, possiamo dire con precisione se una zona è inquinata o meno e se ci sono sinergie potenzialmente pericolose per la salute umana», spiegano Brusetti e Borruso.

Gli integroni di classe 1 sono frammenti di DNA batterico che possono essere definiti come “organismi sentinella”. La loro presenza denuncia l’esistenza di uno stress ambientale.

Inquinamento da antibiotici

La novità fondamentale dell’indagine svolta dai ricercatori risiede nel fatto che grazie alla loro osservazione, essi possono capire se esiste un problema di resistenza da antibiotici o un’eccessiva concentrazione di metalli pesanti.

La problematica dell’inquinamento da antibiotici, che favorisce lo sviluppo di resistenze, è tra le questioni che attualmente stanno sollevando maggior interesse nel mondo della medicina e della ricerca scientifica.

L’OMS stima che, in assenza di misure di contenimento dell’uso di antibiotici in contesti medici e agricoli, nel 2050, ogni anno, 10 milioni di persone saranno esposte al rischio di morte.

«Una verifica di questo tipo ci permette di capire immediatamente se siamo in presenza di inquinamento da antibiotici, da metalli pesanti e se ci sono resistenze che possono trasmettersi orizzontalmente, da individuo a individuo, mettendo quindi queste importanti informazioni ambientali e sanitarie a disposizione delle autorità», affermano i due scienziati.

La ricerca di Brusetti e Borruso in futuro potrebbe rendere più efficace, meno costoso e più veloce, individuare uno stress ambientale, soprattutto per quanto riguarda gli inquinamenti emergenti come quelli dovuti all’uso degli antibiotici.

Il team di ricerca sta già effettuando esperimenti analoghi nella regione del Trentino-Alto Adige.

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Resistere alla resistenza

CorporaTech, polo scientifico a Parma

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CorporaTech è il centro italiano di ricerca e alta formazione promosso dall’Università degli Studi di Parma, in una joint-venture con PLS Educational.

CorporaTech è il centro italiano di ricerca e alta formazione promosso dall’Università degli Studi di Parma in joint-venture con PLS Educational
CorporaTech è il centro italiano di ricerca e alta formazione promosso dall’Università degli Studi di Parma in joint-venture con PLS Educational. Gli obiettivi: promuovere  la ricerca ai massimi livelli, attrarre fondi e formare la classe medica del futuro

Il polo scientifico è un punto di aggregazione internazionale aperto a tutte le università italiane e internazionali e a tutte le Società Scientifiche che investono in formazione ai massimi livelli.

«Si tratta di un progetto estremamente ambizioso, e unico nel suo genere: non ne esiste in Italia uno analogo» ha dichiarato Antonio Mutti, direttore del Dipartimento di medicina Clinica e Sperimentale dell’Università di Parma. «Parma diventerà sede di un vero e proprio polo di aggregazione internazionale: non solo fornirà formazione scientifica e professionale ai massimi livelli, ma trasformerà il centro in un motore per la ricerca scientifica ed industriale, in grado sia di attrarre fondi per la Ricerca ma anche di fornire percorsi formativi con didattica altamente operativa caratterizzata da Cadaver Lab, multimedialità e simulazione».

«In qualità di direttore del Dipartimento di medicina Clinica e Sperimentale – continua Mutti – sono particolarmente orgoglioso del coinvolgimento dell’Università degli Studi di Parma, che grazie anche ai finanziamenti e al know-how di PLS Educational, società leader nel settore della formazione medica, e al rapporto con alcune delle più importanti Società Scientifiche, inverte il trend italiano negativo degli investimenti alle Università per la ricerca e lancia una nuova sfida».

La ricerca universitaria in Italia

I dati Eurostat, infatti, certificano una realtà impietosa: nel campo della ricerca universitaria l’Italia si colloca nella parte bassa della classifica tra i paesi industrializzati.

Nel 2014 il valore degli investimenti per la ricerca nelle università è calato di circa il 6%, passando da 5,94 miliardi di euro a 5,59.

Il Centro CorporaTech, con un mix di investimenti pubblici e privati, dà vita a un vero e proprio incubatore scientifico, simile a quelli di paesi come la Germania o gli Stati Uniti dove attorno alle Università si creano dei veri e propri “terreni di coltura” per promuovere ricerca e formazione, e raccogliere  investimenti.

Boehringer Ingelheim: crescita in tutti i business chiave

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Boehringer Ingelheim, nel primo semestre del 2016,  ha raggiunto importanti obiettivi:

  • fatturato netto semestrale di circa 7,3 miliardi di euro;
  • crescita del fatturato, al netto degli effetti di cambio, attestata al 2%;
  • milestone strategiche significative.
Boehringer Ingelheim
Boehringer Ingelheim, nel primo semestre del 2016, ha raggiunto importanti obiettivi: aumento del fatturato e milestone strategiche significative

Boehringer Ingelheim, nel primo semestre del 2016,  è cresciuta, al netto degli effetti di cambio, in tutti i settori chiave di business.

Contemporaneamente, l’azienda farmaceutica, guidata dalla ricerca, ha raggiunto importanti milestone strategiche grazie alla firma del contratto per lo scambio di business con Sanofi e al completamento della riorganizzazione interna del business farma-umano. Per l’esercizio in corso, Boehringer Ingelheim prevede un leggero incremento del fatturato al netto degli effetti di cambio rispetto allo scorso anno.

Nel primo semestre del 2016, Boehringer Ingelheim ha conseguito complessivamente un fatturato netto di circa 7,3 miliari di euro, corrispondente a un aumento, al netto degli effetti di cambio, del 2% rispetto all’anno precedente (su base euro: -1%).

La crescita al netto degli effetti di cambio, nei primi sei mesi di esercizio, ammonta al 5% (su base euro: +1%), se non si tiene conto del ramo dei generici statunitense Roxane, venduto nel mese di febbraio.

Milestone strategiche

«Nel primo trimestre del 2016 abbiamo raggiunto importanti milestone strategiche a lungo termine, che avranno un impatto decisivo per lo sviluppo futuro dell’azienda» ha dichiarato Hubertus von Baumbach, chiarman del Board of Managing Directors di Boehringer Ingelheim.

Scambio fra il business Animal Haelth di Sanofi e il settore dell’automedicazione di Boehringer Ingelheim

Alla fine di giugno, Boehringer Ingelheim e Sanofi hanno, infatti, sottoscritto gli accordi relativi allo scambio fra il business Animal Haelth di Sanofi “Merial” e il settore dell’automedicazione di Boehringer Ingelheim.

Nel dicembre 2015 le due aziende avevano avviato trattative esclusive riguardanti lo scambio. La stipula del contratto (“closing”) è prevista per il passaggio dal 2016 al 2017.

Riorganizzazione delle divisioni corporate farma-umano e innovation

Un’altra milestone  significativa è stata la riorganizzazione del business farma-umano. «In futuro, il successo nel nostro settore chiave, riguardante i farmaci da prescrizione dipenderà dalla nostra capacità di posizionarci come partner di riferimento, dalla ricerca preclinica fino al paziente», ha evidenziato von Baumbach.

La riorganizzazione delle divisioni corporate farma-umano e innovation, effettive dal 1 luglio 2016, sono in linea con questa strategia.

Nuovi lanci guidano la crescita

I farmaci da prescrizione rappresentano il maggiore segmento di  business di Boehringer Ingelheim. Questo settore ha conseguito, nel primo semestre, un fatturato netto di circa 5,45 miliardi di euro. Ciò corrisponde a un utile, al netto degli effetti di cambio, del 4% (su base euro: +1%).

Nonostante la perdita di esclusiva in alcuni mercati, il farmaco respiratorio SPIRIVA® si conferma il prodotto più venduto. SPIRIVA è indicato per il trattamento di BPCO e asma.

Boehringer Ingelheim ha conseguito con questo prodotto un fatturato netto di circa 1,46 miliardi euro, corrispondente, al netto degli effetti di cambio, a una flessione del 16% (su base euro: -17%) in linea con le attese.

Buone performance dei nuovi prodotti

La flessione attesa è stata ampiamente compensata dalle buone performance dei nuovi prodotti.

Un importante fattore propulsore per la crescita nel primo semestre è stato il portfolio dei prodotti per il diabete. Qui si è registrata una crescita, al netto degli effetti di cambio, del 55%. Sono stai raggiunti 760 milioni di euro (su base euro: +53%).

Positivi, dal punto di vista medico, i nuovi dati relativi a empagliflozin per il trattamento del diabete di tipo 2. Tali dati hanno evidenziato che empagliflozin, in associazione alla terapia standard, riduce del 39%, rispetto al placebo, il rischio di ricorrenza o peggioramento di malattia renale in pazienti con diabete di tipo 2 e con patologia cardiovascolare. Empagliflozin è un inibitore SGLT2.

Una crescita consistente ha riguardato anche nintedanib per il trattamento della fibrosi polmonare idiopatica (IPF). Il fatturato netto ha registrato, infatti, un incremento del 166% attestandosi a 250 milioni di euro (su base euro: +166%).

Con l’anticoagulante dabigatran, Boehringer Ingelheim ha conseguito un fatturato netto di 650 milioni di euro, corrispondente a un incremento, al netto degli effetti di cambio del 6% (su base euro: +4%).

Prodotti da banco

Il fatturato netto dei prodotti da banco ha registrato, nel periodo di riferimento, un incremento, al netto degli effetti di cambio, del 5%, attestandosi a 750 milioni di euro (su base euro: -4%). Ciò corrisponde a più 10% del fatturato netto totale. I marchi chiave a livello internazionale sono DULCOLAX®, BUSCOPAN®, PHARMATON®, MUCOSOLVAN® e BISOLVON®.

Il business della salute animale

Il business della salute animale ha raggiunto, nel primo semestre del 2016, una crescita al netto degli effetti di cambio del 6%, attestandosi a 688 milioni di euro (su base euro: +4%). Ciò corrisponde al 9,5% del fatturato netto totale.

Il business biofarmaceutico

Il fatturato netto del business biofarmaceutico, in cui Boehringer Ingelheim opera esclusivamente nella produzione per conto terzi, è cresciuto dell’1% raggiungendo 216 milioni di euro.

Per i prossimi anni, Boehringer Ingelheim ha in programma di investire oltre mezzo miliardo di euro nella produzione biofarmaceutica presso lo stabilimento di Vienna.

Boehringer Ingelheim

Il gruppo Boehringer Ingelheim ha sede a Ingelheim, Germania, e opera a livello globale con 146 affiliate e più di 47.700 dipendenti.

Fondata nel 1885, l’azienda a proprietà familiare si dedica a ricerca, sviluppo, produzione e commercializzazione di prodotti dall’elevato valore terapeutico nel campo della medicina e della veterinaria.